Le tre identità dell’essere umano all’epoca degli algoritmi

L’essere umano è, per definizione, una persona fisica che si muove nel suo habitat naturale che è il mondo messo a disposizione sul pianeta terra così come è stato modificato nel corso dei secoli. È un mondo naturale, fatto di mari, montagne e quant’altro, nonché delle strutture create dall’uomo stesso, con tutti i conseguenti pro e contro: abitazioni e fabbriche; palestre e campi sportivi e caserme e centrali nucleari.

Tutto ciò è tutelato dal diritto che riconosce e garantisce all’uomo i diritti naturali, come quello alla vita e all’integrità psicofisica e gli altri che, con il tempo si è garantito, magari lottando per averli: libertà personale, di pensiero e di parola, diritto al voto, ad un ambiente salubre dove esercitarli e così via.

Oggi il mondo in cui si muove l’Homo Sapiens è anche digitale. I computer, un tablet e anche lo smartphone, sono non solo uno strumento utile per il lavoro o da utilizzare nel tempo libero, ma anche il divenire di un nuovo modo di vivere che, non possiamo negarlo, ha cambiato il nostro comportamento nel quotidiano e il nostro stesso modo di vedere la vita.

Forse non riusciamo più a comprendere come abbiamo potuto vivere senza questi strumenti che ci aiutano a fare tutto e hanno sostituito decine di oggetti di cui, solo fino a qualche anno fa, non pensavamo di poter fare a meno.

Bussola, agenda per contatti e appuntamenti, calcolatrice, macchina fotografica, walkman solo per citarne alcuni e sicuramente altri si aggiungeranno in futuro a questa lista.

Il modo di comunicare è stato stravolto ed è difficile trovare qualcuno che scrive a mano lettere o, sul lavoro, le detta ad una segretaria che scrive in stenografia e, dopo, si trasferisce ad una macchina da scrivere e usa la carta carbone per la copia da conservare.

Forse qualcuno, specialmente i millennial, le parole carta carbone e stenografia le andrà a cercare su Wikipedia che ha sostituito i vocabolari.

Homo Googlis: l’evoluzione digitale dell’Homo Sapiens

Esiste la parola googlare, che la dice lunga su come sia cambiato il nostro modo di cercare: da una notizia ad un paio di scarpe o un mazzo di fiori da regalare. I social hanno poi stravolto il modo di conoscerci, le relazioni, le amicizie, la maniera in cui esprimiamo il nostro pensiero.

Infine, la messaggistica vocale rappresenta la tomba della comunicazione. Ti lascio un messaggio sperando che tu lo ascolti e mi risponda.

Questo modo di agire e interagire ha dato origine a quello che ho definito l’Homo Googlis, una evoluzione dell’Homo Sapiens (o involuzione) che trascorre il proprio tempo davanti ad un monitor e che prima di mangiare una pizza la condivide via social con tutti i suoi contatti.

E come se non bastasse questa doppia personalità, senza scomodare la psicologia e il bipolarismo, oggi dobbiamo fare i conti anche con l’identità digitale, quella proiezione dell’IO fisico che, tramite l’Homo Googlis, si muove nella rete anche senza, se non contro, la volontà dell’essere umano che rappresenta.

Ogni volta che utilizziamo il computer, il tablet o lo smartphone, la macchina riceve un input che viene messo a disposizione di algoritmi che provvedono a creare online un’immagine dell’essere fisico che, in quel momento, si proietta in rete.

La nascita e i successivi sviluppi del web 2.0 hanno portato alla nascita di questo nostro alter ego che si muove in rete ed è il frutto di tutti i nostri click, delle nostre navigazioni, delle nostre interazioni.

Ogni singolo comportamento in rete, dalla semplice navigazione alle interazioni con altri utenti, dai siti visitati fino alla tipologia di contatti, viene accuratamente registrato sul device utilizzato e trasferito in tempo reale, tramite il sito o il social a cui siamo connessi, nel cyberspazio dove gli algoritmi e l’intelligenza artificiale lo esamineranno insieme a tutte le altre informazioni che ricevono da chi entra in contatto con quel profilo. Si crea così un’impronta digitale che internet conosce e riconosce e non è esattamente né la persona reale che si muove nel mondo fisico né l’Homo Googlis che digita sullo smartphone, è un vero e proprio avatar digitale ed è come Internet vede e fa vedere una persona al suo interno.

Questo avatar vive h24 online ed è quello che ci fa ricevere pubblicità mirata e customizzata sulle nostre abitudini online. E non solo.

Si chiama identità virtuale. Non ha diritti e pone già non pochi problemi ad iniziare da quelli connessi all’eredità.

Il diritto se ne dovrà occupare a breve ma, nel frattempo, noi naviganti della rete, dobbiamo riflettere su questo nostro gemello che abbiamo creato e che si muove nell’oceano della rete anche mentre dormiamo.

E come se queste tre identità già non bastassero, dobbiamo anche parlare di identità percepite.

Ma abbiamo tempo.

Immagine di Avv. Gianni dell'Aiuto

Avv. Gianni dell'Aiuto

Avvocato cassazionista