Homo Googlis

Homo Googlis non è teoria. Non è un gioco di ruolo. È ciò che siamo diventati. Homo Googlis è l’evoluzione dell’Homo sapiens dal momento in cui ha avuto in mano uno smartphone, una connessione e l’accesso ai social. È il protagonista della rivoluzione digitale, che vive un’esistenza governata da algoritmi, che ha cambiato in pochi anni il suo modo di lavorare, di comunicare e le sue abitudini.

È l’utente tipico della rete — e probabilmente sei tu.

Tutto ha iniziato a muoversi dopo Google, il motore di ricerca creato da Larry Page e Sergey Brin che ha dato inizio all’evoluzione verso questo standard.

Quello è stato il momento del non ritorno.

Anche da lì la scelta del nome. Che lo accettiamo o no, oggi l’uomo ha tre identità. Esiste ancora la persona fisica: l’essere umano con diritti, doveri, responsabilità e capacità di scelta.

Accanto a questa, ognuno di noi ha sviluppato un’identità virtuale: un insieme di dati, tracce, preferenze e comportamenti che vivono online, vengono raccolti, analizzati e utilizzati.

E poi c’è il terzo livello.

Homo Googlis.

L’individuo iperconnesso che vive dentro l’ecosistema digitale, con lo smartphone in mano e l’accesso continuo a informazioni, relazioni e contenuti. Homo Googlis è l’utente tipico della rete.

Accede a informazioni in modo immediato e continuo. Le utilizza, le commenta, le condivide. Ma non sempre le comprende.

Homo Googlis scrolla, osserva, commenta, giudica, ma spesso resta passivo nel sistema della rete. Come il terzo giocatore in una partita a scacchi o il quinto a briscola; non giocano, ma dicono sempre la sua.

È immerso in un flusso costante di contenuti, stimoli e notifiche. È anche afflitto da malattie che non esistevano prima dei cellulari. Ha sviluppato nuove abitudini e nuove fragilità che prima non esistevano. Confonde l’accesso all’informazione con la conoscenza e il suo sapere si è trasformato in riproduzione: un continuo copia e incolla.

 

In poco più di mezzo secolo il digitale ha modificato il modo in cui pensiamo, decidiamo, acquistiamo e giudichiamo. L’informazione è diventata immediata, pervasiva, algoritmica e l’Homo Googlis non si limita a cercare risposte: si adatta alle logiche della ricerca. Homo Googlis non è solo un comportamento individuale. È il nuovo ecosistema in cui viviamo.

Persona fisica. Identità virtuale. Homo Googlis. Tre livelli di esistenza. Uno solo è ancora davvero tuo. E lì fuori c’è un mercato che non è più solo domanda e offerta: è attenzione, dati, algoritmi.

Le imprese non dialogano più con individui, ma con identità virtuali interconnesse, misurabili, profilabili. Non con clienti, ma con consumatori digitali. E devono rispettare e tutelare l’Homo Googlis e gli altri suoi gemelli.

Non possono essere lasciati solo in mano alla AI e agli algoritmi. E il metodo per farlo esiste: Asimov aveva già scritto le regole, ed è giunto il momento di applicarle.

Comprendere Homo Googlis significa comprendere il presente. Significa capire come si formano le opinioni, come si prendono decisioni, come si genera valore.Ignorarlo significa leggere la realtà con strumenti superati.

Homo Googlis non è una categoria. È una condizione che riguarda tutti noi. Perché l’Homo Googlis sei tu.

TRE LEGGI PER L'ERA DIGITALE

1.Nessun algoritmo o intelligenza artificiale deve causare danni ingiustificati a esseri umani o all'umanità.

2.Ogni sistema deve rispettare la dignità umana, i diritti e la legge, sotto una responsabilità umana chiara e individuabile.

3.Ogni sistema deve rimanere trasparente, verificabile e soggetto al controllo umano.

LEGGE ZERO

Nessuna persona può essere giudicata, profilata o trattata da un algoritmo o da un'intelligenza artificiale senza piena consapevolezza, una base giuridica e la possibilità di opporsi.

DECALOGO PER UNA TECNOLOGIA ETICA

  1. Consentire a ogni individuo di esercitare i propri diritti sulla propria identità digitale e sui propri dati personali.
  2. Progettare e sviluppare sistemi in grado di prevenire danni a individui e comunità e correggere le criticità appena emergono.
  3. Rilevare, eliminare e monitorare costantemente i bias e le discriminazioni che possono insinuarsi negli algoritmi.
  4. Porre dignità e valori umani al di sopra del profitto, dell’efficienza o del potere.
  5. Garantire il rispetto della legge e degli standard internazionali in ogni fase di sviluppo e applicazione tecnologica.
  6. Costruire trasparenza e verificabilità fin dall’inizio, non come rimedio a posteriori.
  7. Assicurare la sicurezza dei dati e la riservatezza come diritti essenziali e non come clausole accessorie.
  8. Garantire un controllo umano effettivo in ogni fase del ciclo tecnologico.
  9. Imporre a sviluppatori, consulenti e decisori di assumersi direttamente la responsabilità delle conseguenze delle loro scelte.
  10. Inserire l’etica nel codice sorgente, nei processi aziendali, nelle strategie e nell’agenda dei board.